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Trapianto Capelli

Trapianto capelli FUT – Estrazione della losanga di pelle

La tecnica di trapianto di capelli FUT (Follicular Unit Transplantation) è una delle possibili metodologie per eseguire un autotrapianto di capelli. Si tratta di una delle prime tecniche messe in atto per eseguire questo tipo di intervento. Più recentemente è stata sviluppata anche un’altra tecnica, la FUE (Follicular Unit Extraction).

 

Come si svolge un trapianto di capelli FUT

L’operazione di trapianto FUT si svolge di solito in anestesia locale. La fase numero uno di un trapianto FUT è la preparazione della zona donatrice, vale a dire la zona della nuca. Vi si interviene accorciando i capelli e si procede poi al prelievo di una striscia di pelle dove i capelli crescono normalmente. Solitamente questa losanga di pelle ha dimensioni di una ventina di centimetri di lunghezza e spessore tra il centimetro e il centimetro e mezzo. La tecnica FUT è anche nota come STRIP, termine che appunto fa riferimento alla striscia di pelle che viene tagliata. Questa striscia di pelle presenta una certa quantità di unità follicolari che devono venir separate dalla pelle per poter essere poi innestate. Inoltre, bisogna procede alla chiusura del taglio da cui è stata prelevata la losanga. Solitamente si realizza uno specifico metodo di sutura, detta “sutura tricofitica”.

Completata la fase dell’estrazione si passa a quella dell’innesto. Le unità follicolari liberate dalla striscia di pelle rimossa vengono inserite nella parte di cuoio capelluto diradata. In particolare, vengono innestate in incisioni realizzate precedentemente con l’ausilio di specifiche lame.

Di solito, con un trapianto STRIP si arrivano a estrarre circa 4000-4500 unità follicolari. La durata media di un intervento del genere è dalle 3 alle 5 ore.

 

Vantaggi e svantaggi del trapianto FUT

Il principale vantaggio della tecnica FUT sta nel tasso di sopravvivenza dei follicoli che tendenzialmente è molto alto. Questa caratteristica è dovuta al metodo di estrazione che, prevedendo di ricavare le unità follicolari da una sezione di pelle separata dallo scalpo, permette di agire senza rischiare di danneggiare in modo significativo le graft estratte. Inoltre, con la tecnica FUT, così come con le altre tecniche di trapianto, si vanno davvero ad aggiungere dei capelli nelle zone diradate, ottenendo così un effetto molto più credibile e naturale rispetto invece all’utilizzo di altri prodotti estetici volti a simulare la presenza di capelli. Col trapianto si vanno davvero ad aumentare la densità e la copertura della testa con il posizionamento di veri e propri capelli.

Oltre a questi vantaggi però, il trapianto FUT presenta anche una serie di complicanze e svantaggi. Quello più evidente è sicuramente l’ingombrante esito cicatriziale che solitamente si crea a seguito di questo intervento. Nella zona donatrice rimarrà infatti una cicatrice lineare più o meno spessa e tendenzialmente difficile da nascondere. Inoltre, la necessità di estrarre un’intera striscia di pelle e la conseguente sutura comporta al paziente una convalescenza sensibilmente più lunga e pesante rispetto che con il trapianto FUE.

 

Quando ricrescono i capelli dopo un trapianto FUT?

Non è possibile stabilire con totale esattezza il momento in cui i capelli cominceranno a ricrescere, dato che si tratta di un fattore personale. In generale, almeno 6 mesi sono necessari perché i risultati comincino a vedersi.

Un fenomeno del tutto normale è una diffusa caduta dei capelli trapiantati circa due o tre settimane dopo l’intervento. Questa occorrenza potrebbe erroneamente far pensare che il trapianto non sia andato bene, ma si tratta invece di un fenomeno totalmente comune che non deve destare preoccupazione nel paziente. Nei mesi successivi, i capelli cominceranno davvero a crescere forti e sani.

 

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Perdita dei capelli

Perdita dei capelli, la guida di trapiantocapelliroma.com

La perdita dei capelli è un fenomeno molto comune, sia tra le donne che tra gli uomini. In generale, circa quasi una persona su due presenta questa problematica. E’ doveroso sottolineare che, entro certi limiti, la caduta dei capelli è un fenomeno del tutto normale e fisiologico, del quale non ha senso preoccuparsi più del dovuto. All’interno della generica categoria di “perdita dei capelli” rientrano infatti numerose varianti del fenomeno, caratterizzate da diverse cause, diverse manifestazioni e diversi decorsi.

 

Come si manifesta la perdita dei capelli?

Come si accennava, un continuo ricambio dei capelli, e di conseguenza una loro frequente caduta, non deve per forza indicare la presenza di un problema patologico. Perdere tra i cento e i cinquanta capelli al giorno è del tutto normale. Un campanello dall’allarme invece deve suonare quanto diventa evidente che la perdita sta superando la crescita. In questo caso potrebbe trattarsi di alopecia androgenetica e potrebbe essersi avviato il processo di diradamento progressivo, che vedrà i capelli diminuire in quantità e assottigliarsi crescentemente.

 

L’alopecia androgenetica

La causa più comune della perdita dei capelli è proprio l’alopecia androgenetica o più comunemente definita calvizie, che, come suggerisce il termine, dipende da una predisposizione genetica. Nel caso dell’alopecia androgenetica la perdita dei capelli è dovuta all’azione del DHT sui follicoli piliferi dello scalpo, azione che comporta un crescente diradamento. Il DHT è un ormone derivato dalla trasformazione del testosterone portata in atto da uno specifico enzima, chiamato 5 alfa reduttasi.

 

Alopecia androgenetica femminile e maschile

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, l’alopecia androgenetica non è un fenomeno che colpisce esclusivamente gli uomini, anzi, di media può arrivare a colpire anche fino al 50% delle donne, una percentuale sì minore a quella maschile del circa 80%, ma comunque considerevole. La manifestazione dell’alopecia androgenetica è notevolmente diversa negli uomini rispetto che nelle donne.

La calvizie femminile vede un generico diradamento che interessa l’intero cuoio capelluto e che non provoca però una particolare stempiatura nella zona frontale. Nell’uomo invece, l’alopecia androgenetica si presenta con un’iniziale stempiatura a M a partire dalle tempie e che poi indietreggia sempre di più. Nell’uomo si può arrivare alla perdita totale dei capelli nella parte superiore dello scalpo, mentre nella donna questo avviene molto più difficilmente.

 

Cure farmacologiche per l’alopecia androgenetica

L’alopecia androgenetica è la principale causa della perdita dei capelli. Per questo, si è tentato di cercarne una cura farmacologica. A oggi, i due principali medicinali utilizzati per combattere l’alopecia androgenetica sono Minoxidil e Finasteride. Minoxidil è un farmaco a uso topico, che va cioè applicato a livello cutaneo sullo scalpo e ha l’obiettivo di stimolare la ricrescita del capello, regolarizzandone a stabilizzandone il ciclo vitale. La sua azione è limitata al solo periodo d’uso, che deve prevedere un’applicazione costante e regolare. I principali effetti collaterali di questo farmaco sono prurito, irritazione e secchezza dell’area trattata.

Finasteride invece è un farmaco che va assunto oralmente. La sua azione è diretta contro l’enzima 5 alfa reduttasi, il responsabile della trasformazione del testosterone in DHT. I risultati ottenibili con Finasteride sono maggiori e più duraturi rispetto a quelli di Minoxidil. Tuttavia, questo farmaco comporta spesso effetti collaterali spiacevoli, specialmente a livello sessuale, come disfunzione erettile e calo della libido. Finasteride si rivela sensibilmente più efficace sugli uomini che sulle donne, specialmente quando la calvizie femminile si presenta dopo la menopausa a causa della riduzione degli ormoni estrogeni.

 

Altri tipi di alopecia

Dopo aver approfondito le varie caratteristiche dell’alopecia androgenetica è opportuno tuttavia sottolineare che questo non è l’unico tipo di alopecia esistente e che altre potrebbero essere le cause della caduta dei capelli. Esistono infatti diversi tipologie di alopecia, con diverse cause e diverse risoluzioni.

Ad esempio, se la causa della perdita dei capelli è un forte periodo di stress, si parla di alopecia da stress o psicogena. Questo fenomeno piò tranquillamente rientrare nel momento in cui termina il motivo dello stress. Nella stessa categoria rientrano le alopecie causate da ansia, depressione o da esperienze traumatiche.

Un altro discorso invece va fatto per la cosiddetta alopecia da tricotillomania, un disturbo ossessivo compulsivo che comporta da parte della persona che ne è affetta la necessità di strapparsi i capelli. La tricotillomania cade in una categoria diversa rispetto all’alopecia da stress poiché si tratta di un disturbo del comportamento e non di un effetto psicogeno. Anche in questo caso comunque è possibile, seguendo un percorso adeguato, eliminare il problema.

Oltre a queste, esiste anche l’alopecia da trazione. E’ maggiormente diffusa tra le donne, in quanto è causata dalla continua tensione a cui alle volte sono sottoposti i capelli femminili nel momento in cui vengono raccolti frequentemente in acconciature strette e tese.

Si parla invece di caduta stagionale quando questa si concentra in periodi specifici dell’anno, in particolare appena dopo l’estate e a inizio primavera. In questo caso, si tratta di un processo fisiologico dovuto al fatto che in quei periodi i capelli raggiungono la loro naturale fase di caduta. E’ un fenomeno che può spaventare, ma del quale non bisognerebbe preoccuparsi troppo.

Infine, esiste l’alopecia areata. In questo caso si parla di una patologia infiammatoria cronica caratterizzata dalla perdita di capelli localizzata solo in alcune zone dello scalpo. Le cause di questa tipologia di alopecia sono varie, dalla predisposizione genetica allo stress, passando per una possibile carenza di ferro o una generale malnutrizione. Si tratta di un fenomeno che tende a risolversi autonomamente, ma che alle volte può invece peggiorare e tornare a presentarsi nel corso della vita. Per questo è necessario affidarsi a terapie specifiche.

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Perdita dei capelli

Perdita dei capelli stagionale, in autunno?

La calvizie stagionale è tipica della stagione estiva, anche se in alcune persone questa si presenta a inizio autunno. Al rientro dalle vacanze estive è frequente che ci si renda conto che i capelli cadono maggiormente rispetto a quanto si ritiene essere normale. Tale perdita può durare fino a diverse settimane.

All’incorrere di questo fenomeno, specialmente se di particolare intensità, molte persone si preoccupano che possa trattarsi dell’avanzare o dell’inizio di una calvizie comune. In realtà si tratta di un fenomeno perfettamente normale e molto comune. Tutto tornerà alla normalità nell’arco di poco tempo, perciò non è necessario angosciarsi.

Il presentarsi della calvizie stagionale è dovuto alla presenza di diversi fattori che cadono in concomitanza con il periodo in questione: la più prolungata esposizione al sole comporta un superiore stress ossidativo e proprio con l’arrivo della stagione autunnale si verifica il ricambio fisiologico dei capelli, detto effluvio (che accade anche in primavera). Questo ricambio prevede che i capelli che hanno concluso il loro ciclo vitale cadano e sia fatto posto a quelli nuovi. E’ come se i peli facessero la muta.

Come si diceva, si tratta di un fenomeno perfettamente normale e fisiologico, a conclusione del quale si ripristinerà la situazione precedente alla caduta. Non sapendolo e a causa del disagio che questa situazione provoca, molte persone scelgono di iniziare terapie che funzionano grazie all’effetto tempo, cioè per il fatto che i capelli avrebbero comunque smesso di cadere. Sicuramente, nel caso di efflluvio, una terapia farmacologica con finasteride o minoxidil sarebbe completamente inutile, dal momento che quei principi attivi agiscono sulla calvizie androgenetica e non su quella in questione. Se questa situazione momentanea risultasse comunque insopportabile per la persona, una soluzione potrebbe essere ricorrere a cosmetici a base di rame-peptidi o di idrocortisone (sotto supervisione medica), i quali provocano una più veloce crescita dei capelli nuovi e accelerano quindi il processo di ricambio.

Altri cosmetici utili in questa situazione sono quelli atti a camuffare la perdita temporanea e la lucidezza della testa. Questi cosmetici sono detti hair concealers e nient’altro sono che polvere di microfibre che, una volta sparsa sul cuoio capelluto, dona un effetto di maggiore foltezza e nasconde le zone lucide. Su una persona completamente calva gli hair concealers non possono avere effetto, dal momento che affinché questi funzionino è necessario che comunque nella zona siano rimasti dei capelli, anche miniaturizzati, sui quali le microfibre possano aggrapparsi.

 

La alopecia areata

Quando la perdita di capelli si presenta a chiazze di forma rotonda oppure ovale, specialmente nella zona temporale e in quella occipitale, si tratta di alopecia areata. In passato questa era nota come “area Celsi”, poiché era stata descritta da uno scrittore romano del primo secolo d.C., Celso. Si tratta di una patologia infiammatoria che coinvolge i follicoli piliferi. Ne parliamo più approfonditamente nel nostro articolo intitolato “alopecia”, in particolare nel paragrafo “alopecia areata”.

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Calvizie

Calvizie, miniaturizzazione dei capelli causa dell’alopecia androgenetica

La calvizie è una condizione patologica provocata da cause sconosciute e che vede la perdita dei capelli progressiva, parziale o totale.

Le calvizie possono essere di diversi tipi, ne ricordiamo di seguito alcuni:

 

La calvizie androgenetica

La forma più diffusa di calvizie è quella androgenetica, anche detta calvizie comune, alopecia androgenetica e alopecia ereditaria; dal momento che questa patologia viene spesso vissuta da chi ne è affetto come grave peggioramento del proprio aspetto, essa può provocare disagi psicologici non indifferenti nelle relazioni psicosociali. Non ha invece alcuna influenza sull’aspettativa di vita. Può colpire sia le donne che gli uomini, ma questi ultimi sono nettamente prevalenti.

 

Calvizie comune, assottigliamento dei capelli.

La calvizie, secondo le stime, interessa prevalentemente i soggetti di razza caucasica, dei quali ne sono colpiti circa l’80% dei maschi adulti a partire dai 30 anni. E’ proprio tra i 30 e i 40 anni che il problema affiora per circa il 50% dei soggetti, ma in alcuni casi particolarmente gravi il fenomeno può essere molto più precoce. Cinesi e giapponesi sono i meno colpiti da questa patologia e anche gli uomini di razza nera lo sono molto poco. Data l’altissima incidenza della calvizie nei soggetti di razza caucasica, alcuni autori hanno supposto che si tratti di una condizione parafisiologica invece che patologica.

 

Gli studi riguardo le cause della calvizie hanno portato a credere che questa sia connessa a specifici fattori ormonali e genetici. La definizione di una calvizie come “androgenetica” nasce proprio dall’unione di queste due cause supposte: “androgeni” (gli ormoni maschili) e “genetico” (la genetica del soggetto). Alcuni studi hanno mostrato che la calvizie non può esserci in mancanza di ormoni androgeni, come nei casi in cui sia avvenuta una castrazione in età pre-puberale o si sia subita un’operazione di orchiectomia. Per questo si ritiene probabile che la calvizie sia un’informazione genetica a cui deve necessariamente legarsi la presenza degli ormoni androgeni. La calvizie androgenetica può colpire anche le donne quando il loro livello di ormoni androgeni è particolarmente alto a causa di malattie surrenaliche e/o ovariche. Questo causa loro anche altri problemi, ad esempio disturbi del ciclo mestruale e irsutismo.

 

Non sempre i soggetti affetti da calvizie presentano un livello di ormoni androgeni particolarmente alto, anzi spesso la quantità totale di testosterone si riduce, anche se aumenta la sua frazione libera. Il livello che invece sempre si alza è quello del diidrotestosterone (DHT) un ormone che deriva da una trasformazione del testosterone effettuata dall’enzima 5-alfa-reduttasi. La presenza del diidrotestosterone comporta inizialmente che i capelli crescano più fini e meno lunghi e poi che non ne crescano più abbastanza da coprire l’intero cuoio capelluto. Questo significa che le fasi catagen (di involuzione) e telogen (di riposo) dei capelli si allungano e viceversa si accorcia la fase anagen (di crescita).

 

Oltre a questa, altre possibili cause della calvizie possono essere una diminuzione delle proteine atte a trascinare gli ormoni androgeni nel flusso sanguineo (Sex Hormone Binding Globulin, SHBG) oppure una diminuzione degli enzimi “aromatasi follicolari”, che dovrebbero trasformare il testosterone in estrogeni.

A seconda del sesso della persona in cui si presenta, la calvizie comune si manifesta in modi diversi. La calvizie non colpisce le donne nella zona temporale, ma in loro è evidente nella zona frontale e nel vertice. Negli uomini invece il diradamento è maggiore nella zona del vertice e nella zona fronto-temporale, la cosiddetta stempiatura. La calvizie comune è spesso accompagnata da desquamazione furfuracea e seborrea.

 

I trattamenti contro la calvizie

 

Esistono diversi trattamenti per combattere la calvizie.

Un primo metodo è il trapianto chirurgico. Inizialmente sono stati fatti dei tentativi per trapiantare al paziente dei capelli sintetici di nylon, ma questi non sono andati a buon fine. Nonostante le terapie antinfiammatorie e cortisoniche infatti, il nylon veniva rigettato sviluppando granulomi e causando infiammazioni. Alla fine, il 20% dei capelli trapiantati cadeva. Per queste ragioni il trapianto chirurgico di capelli viene oggi effettuato prelevando i capelli direttamente dal paziente stesso e si parla quindi di autotrapianto. Si procede estraendo dalla nuca o dalla zona dietro le orecchie un’area di cuoio capelluto delle dimensioni di circa 2cm per 10-20 cm. Quest’area viene poi suddivisa in unità follicolari da impiantare una per una nella zona calva. La percentuale di attecchimento in questo caso è del 90% e possono essere effettuati da 500 a 2000 innesti. I risultati possono essere più o meno buoni e teoricamente risolvere il problema per l’intera vita a seconda della bravura di chi esegue l’intervento. I segni dell’intervento sono comunque poco visibili e scompaiono velocemente. L’autotrapianto non è efficace nel caso di malattie del cuoio capelluto come l’alopecia cicatriziale, mentre è indicato nel caso della calvizie androgenica. Abbiamo trattato più approfonditamente la questione nel nostro articolo “trapianto di capelli”, che vi invitiamo a leggere.

Un secondo metodo, indicato per i casi in cui la calvizie non è ancora particolarmente accentuata, è quello farmacologico. Ai primi stadi della calvizie si può infatti intervenire con lozioni di minoxidil al 2%-5% e con finasteride (1 mg/die). Questo trattamento vale solo per la calvizie maschile, perché il minoxidil è meno efficace sulle donne e la finasteride non è consigliabile.

Infine si può trattare la calvizie esteticamente usando un toupet.

 

Scala Norwood, Ludwig ed Hamilton

 

Tra tutte le scale che sono state inventate allo scopo di misurare quanto la calvizie sia estesa, le più conosciute sono quella Hamilton, quella Norwood e quella Ludwig.

La scala di Hamilton, divisa in cinque livelli, è stata la prima e risale al 1951.

  • Stadio I: preso di per sé, questo stadio non costituisce un sicuro indizio di calvizie. A questo stadio i capelli arretrano simmetricamente nella zona fronto-temporale e alle volte arretra anche la linea frontale.
  • Stadio II – Il secondo stadio presenta le stesse caratteristiche del primo, ma più accentuate. Vi è un diradamento del vertice e una maggiore arretramento della linea frontale.
  • Stadio III – Il terzo stadio vede le zone alopeciche anteriore e posteriore unirsi. Così rimane solo una sottile striscia di capelli.
  • Stadio IV – A questo stadio resta solamente una corona di capelli nella zona temporo-occipitale. I capelli sono invece completamente caduti nella zona del vertice e in quella fronto-parietale.
  • Stadio V – Al quinto stadio la corona caratterizzante il quarto stadio si riduce ulterioermente.

 

La seconda scala, divisa questa volta in 7 livelli poi ulteriormente frazionati, fu ideata da Norwood nel 1975 modificando quella di Hamilton. In totale la scala di Norwood prevede 12 suddivisioni:

 

 

  • Stadio I: a questo stadio non si è affetti da calvizie.
  • Stadio II: a questo stadio i capelli arretrano simmetricamente nella zona fronto-temporale. E’ lo stadio corrispondente al primo della scala Hamilton.
  • Stadio IIa: è come lo stadio II, ma è caratterizzato da un maggiore dell’arretramento della linea frontale.
  • Stadio III: a questo stadio vi è un maggiore arretramento nella zona fronto-temporale. Equivale allo stadio I della scala Hamilton.
  • Stadio IIIa: è come lo stadio III, ma è caratterizzato da un maggiore arretramento della linea frontale.
  • Stadio III vertex: è come lo stadio II della scala Hamilton e come quelli III e IIIa della scala Norwood, ma è caratterizzato in più dal diradamento del vertice.
  • Stadio IV: il quarto stadio della scala Norwood è simile al III della scala Hamilton, solo meno accentuato. A questo stadio resta, tra le zone alopeciche anteriore e posteriore, una striscia di capelli.
  • Stadio IVa: a questo stadio la linea dell’attaccatura anteriore arretra fino alla virtuale linea che intercorre tra le estremità delle orecchie. Scompare la striscia di capelli dello stadio IV e potrebbe esserci un diradamento nella zona del vertice.
  • Stadio V: è come lo stadio III della scala Hamilton e come quello IV della scala Norwood, ma più accentuato.
  • Stadio Va: è come lo stadio IV della scala di Hamilton, solo un po’ meno accentuato, e simile al IVa della scala Norwood.
  • Lo stadio VI è come lo stadio IV della scala Hamilton
  • Lo stadio VII è come lo stadio V della scala Hamilton.

 

Molti uomini presentano un livello di calvizie della scala Norwood compreso tra lo stadio I e II. Questi stadi non è detto che progrediscano in calvizie più gravi e per questo vengono da alcuni autori definiti come condizione fisiologica di alopecia fronto-parietale maschile. E’ solo dallo stadio III vertex della scala Norwood che si può parlare di vera e propria calvizie. La L’immagine a fine paragrafo mostra graficamente i vari stadi della scala Norwood.

 

 

 

 

La scala ludwig per la calvizie femminile

 

La calvizie femminile viene suddivisa secondo una scala meno articolata rispetto a quelle di Norwood e Hamilton, la scala di Ludwig, divisa in soli tre diversi stadi di diversa intensità. Di seguito i tre tipi di quest’ultima scala:

 

  • Tipo I: questo livello vede un limitato diradamento dei capelli sulla corona. La linea frontale si assesta a circa 1-3 cm dietro la linea frontale. E’ la calvizie più comune nelle donne.
  • Tipo II: a questo livello il diradamento sulla corona aumenta e diventa molto evidente.
  • Tipo III: a questo livello la situazione dei tipi I e II si accentua e il diradamento diventa ancora più consistente. E’ la calvizie meno frequente.

 

L’immagine qui sotto mostra la scala Ludwing suddivisa nei suoi tre tipi.

 

Calvizie psicogena, un problema di psiche?

 

Un’altra forma di calvizie è quella psicogena. Questa viene spesso confusa con l’alopecia androgenetica o con la calvizie androgenetica, poiché queste hanno in comune con essa una produzione di sebo eccessiva. La sovrapproduzione di sebo ha però delle cause diverse nel caso di calvizie psicogena e di alopecia seborroica. Nel primo caso, la seborrea è una causa indiretta della caduta dei capelli dovuta allo stress (la calvizie psicogena è spesso conosciuta proprio come “calvizie da stress”), mentre nel secondo ne è la causa diretta.

La calvizie psicogena è caratterizzata dalla caduta dei capelli, da prurito, dermatite seborroica e dolore alla tricodinia (la cute dei capelli). Abbiamo scritto un articolo intitolato “stress” nel quale presentiamo alcuni suggerimenti per risolvere il problema, tenendo a mente che l’unica soluzione davvero efficace è l’eliminazione di ciò che causa lo stress.

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Farmaci Antidiradamento

Minoxidil: Vaso dilatatore e stimolatore della matrice cellulare

Il minoxidil è un farmaco utilizzato per curare l’alopecia androgenetica. Nato come farmaco per l’iper-tensione viene oggi usato sotto forma di lozione o spuma per cercare di contrastare la perdita di capelli.

 

Che cos’è il Minoxidil?

Il Minoxidil è un farmaco a uso topico adatto a trattare calvizie sia femminili che maschili. Si tratta dell’unico farmaco, insieme solamente alla Finasteride, approvato dal FDA per il trattamento della calvizie. Questi due medicinali sono sostanzialmente diversi, sia per quanto riguarda le modalità di assunzione, che per quanto concerne i possibili risultati o gli effetti collaterali. Tendenzialmente si può dire che la Finasteride sia più efficace, ma che porti con sé maggiori effetti spiacevoli.

 

Come funziona il Minoxidil?

Come si accennava, il Minoxidil era nato come farmaco per contrastare l’iper-tensione. A questo scopo andava assunto oralmente così da andare a favorire la dilatazione dei vasi sanguigni e quindi ad abbassare la pressione. Chi assumeva Minoxidil per questo fine iniziò a notare che il medicinale provocava effetti anche sui capelli. Tuttavia, è ancora oggi poco chiaro quale sia la precisa ragione per cui tale molecola aiuta a contrastare la calvizie ed è quindi difficile spiegare nel dettaglio il suo meccanismo di funzionamento.

 

Come si usa il Minoxidil?

Rispetto all’utilizzo per regolare la pressione sanguigna, il Minoxidil per contrastare la calvizie va applicato sulla zona interessata ed è quindi un farmaco ad uso topico. Data questa sua modalità di applicazione viene commercializzato sotto forma di lozioni o schiume che vanno massaggiate direttamente sullo scalpo. Un aspetto fondamentale dell’assunzione del Minoxidil è la costanza di utilizzo. Il prodotto va infatti usato quotidianamente, di solito due volte al giorno, per un periodo significativo di tempo affinché si possano mostrare dei risultati significativi. Il Minoxidil può essere al 2% o al 5% a seconda della prescrizione del dermatologo le cui indicazioni vanni sempre rispettate per l’intero periodo di assunzione del farmaco.

 

Il Minoxidil è efficace?

Dare risposta a questa domanda è difficile. Si tratta un aspetto molto soggettivo dal momento che non tutti reagiscono alla stesso modo. Fattori come l’età, il livello di avanzamento della calvizie, l’area che si vuole trattare etc influenzano sensibilmente il possibile risultato. Due aspetti riguardo ai possibili risultati vanno però considerati certi: i benefici riscontrati rientrano nel momento in cui si stoppa l’assunzione del farmaco + gli eventuali benefici si possono osservare solo a seguito di almeno 3 mesi continuativi di applicazione del prodotto. Questo significa che non ha senso interrompere il trattamento con Minoxidil dopo alcune settimane perché non si notano benefici. Allo stesso tempo, quando si sceglie questa cura bisogna sapere che non darà mai risultati permanenti e che, ipoteticamente, bisognerà andare avanti ad assumerla per sempre.

 

Quali sono gli effetti collaterali del Minixidil?

Un aspetto per il quale il Minoxidil vince sulla Finasteride è sicuramente quello degli effetti collaterali. In entrambi i casi si tratta di farmaci che come tali vanno considerati. Perciò vanno accuratamente seguite le indicazioni del proprio medico e per nessuna ragione va assunta una dose maggiore di quella prescritta.

Nello specifico, il Minoxidil può presentare degli effetti collaterali, ma si tratta tendenzialmente di fastidi e mai di problemi pesanti. Ad esempio, uno degli aspetti spiacevoli dell’applicazione di Minoxidil è l’effetto unto che lascia sulla cute della testa. Altre conseguenze legate alla natura topica del prodotto sono irritazioni, dermatite, secchezza e desquamazione.

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Farmaci Antidiradamento

Finasteride, inibitore dell’enzima 5AR responsabile della calvizie

Finasteride è un farmaco utilizzato per combattere l’alopecia androgenetica, cioè la calvizie comune, ai suoi stadi precoci negli uomini. Si tratta di un farmaco sistemico, che va quindi assunto oralmente. Insieme al Minoxidil è un farmaco approvato dal FDA per il trattamento della calvizie. Queste due cure costituiscono il fondamento di ogni terapia di cura per la calvizie.

 

Come funziona la Finasteride?

Per capire come funziona la Finasteride è necessario comprendere come agisca l’alopecia androgenetica. Questa comporta la caduta dei capelli a causa dell’azione di un ormone, il DHT, che porta i follicoli a un crescente miniaturizzazione e, infine, all’atrofizzazione. Il DHT è un ormone derivato dalla trasformazione del testosterone a opera di un enzima chiamato 5 alfa reduttasi di tipo 2. La Finasteride va agire proprio su questo enzima, inibendolo e impedendo così la produzione del DHT.

L’emivita della Finasteride, vale a dire la quantità di tempo che serve perché si riduca del 50% la sua quantità nel plasma del sangue, è di circa 5-6 ore.

 

Come si usa la Finasteride?

Come si accennava, l’assunzione della Finasteride avviene per via orale. Il dosaggio usuale è di 1mg al giorno. L’assunzione per via orale costituisce una differenza notevole rispetto al Minoxidil, che invece è un farmaco topico (da applicare cioè a livello cutaneo nella zona interessata). Anche per la Finasteride si era pensato a un possibile uso topico, ma questo tipo di formulazioni non hanno portato a risultati significativi per la riduzione della perdita di capelli.

L’effetto della Finasteride sistemica può tardare a mostrarsi fino a 4-6 mesi. Tuttavia, se dopo questo arco di tempo ancora non si notano risultati apprezzabili, il trattamento va sospeso.

 

La Finasteride è efficace?

Esistono diversi studi a riprova dell’efficacia della Finasteride. Tali studi hanno previsto il trattamento di numerosi soggetti affetti da calvizie, tanto con Finasteride quanto con trattamenti placebo per periodi che andavano dai 6 mesi ai 5 anni. I risultati di tali esperimenti hanno mostrato risultati significativi. La quasi totalità di uomini che hanno assunto Finasteride, intorno al 90%, hanno assistito a un arresto della perdita dei capelli mentre più della metà hanno visto aumentare il numero e la qualità dei proprio capelli.

Più nello specifico si può citare uno studio sulla Finasteride durato ben 5 anni e portato avanti su 1553 uomini. La metà sono stati davvero trattati col farmaco, l’altra metà con un placebo. Anno per anno è stata monitorata la condizione della loro calvizie. Coloro che assumevano Finasteride hanno tendenzialmente aumentato o quanto meno conservato i propri capelli, mentre in chi assumeva il placebo la calvizie è semplicemente progredita.

 

Quali sono gli effetti collaterali della Finasteride?

La Finasteride, come ogni farmaco, presenta una serie di effetti collaterali indesiderati che vanno a incidere soprattutto sulla sfera sessuale. I vari studi portati avanti sul farmaco sono stati volti anche all’identificazione e al calcolo del tasso di incidenza di questi contro effetti. I più frequenti sono stati: difficoltà nell’erezione, abbassamento del desiderio sessuale e riduzione dell’eiaculato. Si tratta di contro effetti particolarmente fastidiosi, ma che colpiscono tendenzialmente una percentuale abbastanza bassa di persone, intorno al 2%. Inoltre, questi effetti spariscono completamente nel momento in cui si sospende l’assunzione del farmaco.

 

L’uso della Finasteride da parte delle donne

Tutto quanto analizzato finora riguarda l’uso di Finasteride da parte di uomini. Per le donne infatti l’assunzione di questo farmaco ha una serie di complicazioni. Durante una gravidanza anche solo il contatto con la Finasteride può provocare gravi conseguenze sul feto. In generale, in età fertile le donne devono evitare di assumere tale farmaco. Dopo la menopausa comunque il farmaco si mostra decisamente meno efficace che sugli uomini.